mercoledì 27 dicembre 2017

Due paroline sul presepio e la nostra cultura



Due paroline sul presepio e la nostra cultura
Dall’assenza all’oltraggio: quale futuro per il simbolo del Santo Natale?

Mi ero riproposto sul finire di questo triste 2017, di scrivere un buon proposito, evitando le critiche fine a se stesse…
Deciso altresì a non buttare altra benzina sul fuoco parlandovi ancora della traslazione delle salme dei nostri Sovrani a …Vicoforte, ho creduto invece indispensabile fare il punto su ciò che è diventato il simbolo del Santo Natale.
Parlo naturalmente del Presepio, e di come è sempre stato raffigurato fino a qualche anno fa: il bue, l’asinello, la grotta, la mangiatoia, Giuseppe, Maria e il bambinello Gesù. Semplice semplice, come tradizione chiede, simbolo non solo religioso, ma anche di pace, per tutti i popoli e le culture del pianeta. Fare un elenco per ricordare le città e le istituzioni che con l'arrivo del Natale hanno snaturato questa tradizionale raffigurazione, o hanno dato un esempio vergognoso della loro intolleranza religiosa nei confronti dei cittadini italiani abolendolo è invece praticamente impossibile tanto è lungo.  



Ognuno fa ciò che vuole, per carità. Ma qui non stiamo parlando della ricetta delle fettuccine alla Matriciana, dove le varianti possono essere dettate dai gusti di ognuno di noi. Stiamo parlando di tradizione religiosa millenaria. La stessa che ha saputo dare radici a questa Europa, non quella dell’Unione di Bruxelles. L’Europa delle differenze, forgiando un continente di incredibili energie e particolarità.
A parole, ogni istituzione o territorio, scrive negli inutili quanto grotteschi Statuti istituzionali, di voler rispettare e valorizzare gli usi e i costumi, le tradizioni, le bellezze naturali e artistiche del luogo… a parole appunto!
Ultimamente, sono due infatti le scuole di pensiero sull’argomento: la prima semplicistica e quasi scontata (vista l’ignoranza generale di amministratori pubblici e docenti) vede l’abolizione “tout court” dello stesso presepio da luoghi pubblici e scuole. Secondo questi luminari della nuova epoca, è necessario abolire questa tradizione per rispetto ai seguaci degli altri credo religiosi. Inutile tentare di spremere sangue dalle rape. Chi perde l’uso della ragione, non può essere aiutato! Ecco perché desidero invece spendere qualche parola nei confronti della seconda scuola di pensiero, per smascherare coloro che hanno “usato” il presepio per i loro fini atti ideologici, trasformando una tradizione in una cravatta alla moda! Una cravatta da scegliere in abbinamento al vestito che si adopera insomma.
Lo hanno composto in tutti i modi possibile questo povero presepio. Si è pensato di infilare la Sacra Famiglia in gommoni e imbarcazioni varie, se potuto “ammirare” inorriditi presepi gay con due San Giuseppe ed altre insultanti volgarità ancora, tutto per tentare di abbinare a questo simbolo la moda del momento o legittimare il gruppo di interesse rappresentato. Hanno gioito coloro che vedono nella deportazione di massa dal nord Africa un fatto positivo, così come hanno gioito coloro che vedono nella distruzione di ogni tradizione e religione l’unico modo per avvalorare la pochezza dei loro valori, votati al denaro e al mercato soltanto.
In mezzo alla confusione di tanti luoghi comuni, anche Papa Francesco ha voluto lasciare traccia di se, paragonando la "Sacra Famiglia" ad una famiglia di immigrati in cerca di un luogo migliore dove mettere al mondo la propria prole. 
Una falsità sapendo di mentire e sapendo di trovarsi in assenza di un contradditorio.
Maria e Giuseppe infatti non scappavano da nessuno e non erano immigrati o clandestini: semplicemente tornavano nella terra in cui erano nati per rispondere ad un obbligo di censimento della popolazione. Giunti a Betlemme si erano accampati in una grotta benché avessero potuto pagare una migliore sistemazione. Era successo semplicemente che ogni albergo o taverna fosse occupata da altri viandanti che rispondevano alla stessa chiamata. Nessuna migrazione, nessuna similitudine con l’attualità odierna quindi. 
Vorrei svegliarmi il primo di gennaio prossimo, scoprendo di aver vissuto soltanto un brutto sogno, tornando a credere e a pensare ciò che abbiamo sempre creduto e pensato, secondo l’insegnamento di San Francesco, quando per la prima volta nella storia mise in scena il presepio a Greccio. Diede indicazioni precise ai suoi compaesani e fratelli: "Scegliete una grotta dove farete costruire una mangiatoia ed ivi condurrete un bove ed un asinello, cercando di riprodurre, per quanto è possibile la grotta di Betlemme! Questo è il mio desiderio, perché voglio vedere, almeno una volta, con i miei occhi, la nascita del Divino infante”.
Ancora una volta, nessun barcone, nessuna coppia gay, nessun migrante e nessuna forzatura. E così dovrebbe essere. Perché ogni altra rappresentazione rischia di delegittimare il presepio facendogli perdere ogni senso del Sacro, finendo per diventare normale poterlo oltraggiare come hanno fatto alcuni imbecilli a Bolzano con gesti osceni, per poter poi pubblicare baldanzosi una vergognosa immagine in rete!   

Alberto Conterio - 27.12.2017  

lunedì 18 dicembre 2017

Cronaca di un inchino alla repubblica



Vittorio Emanuele III ed Elena di Savoia il Italia
Cronaca di un inchino alla repubblica

Sulla traslazione delle salme della Regina Elena e di Vittorio Emanuele III di Savoia a Vicoforte, non avrei voluto scrivere nulla perché troppo doloroso. In fondo la causa monarchica non guadagna e non perde nulla della sua attualità con o senza la mia modesta opinione, ma giova ricordare che nel 1973, il giornalista Giovanni Mosca, durante un'intervista a Umberto II di Savoia, raccolse l'opinione del Re su questo argomento. Umberto doveva essersi infastidito dall'incalzare di alcune domande del giornalista, e rispose abbastanza seccato: "Mosca cosa è venuto a fare? Il mio pensiero sulla sepoltura dei miei genitori lo conoscono tutti. A Superga no, al Pantheon si. Altrimenti le salme restano dove sono. Avrebbe per caso intenzione di indurmi a cambiare opinione?"
Dal 1973 quindi, l'opinione del più alto rappresentante della Dinastia è noto a tutti: questo era il pensiero e il desiderio del Re, e come tale avrebbe dovuto essere rispettato sopra a qualsiasi altra nostra opinione o intendimento. Sappiamo che così non è stato...


E' stato però il servizio di Studio Aperto di Italia 1 alle ore 18.40 di domenica 17 dicembre a farmi comprendere il fiume in piena delle notizie che ormai da 48 ore si susseguivano sull'argomento. Tra le notizie lampo, che vengono "recitate" leggendo il brogliaccio dal giornalista di turno, appare un servizio (registrato) dal Santuario di Vicoforte. l'inviato in primo piano, a mezza voce, fa presente che sta assistendo al solenne corteo funebre di Re Vittorio Emanuele III. Credevo di non aver capito bene, di sognare. Mi sono invece reso conto che era tutto verissimo: stavo vivendo un incubo. Per fortuna il tutto è durato lo spazio di questa ridicola frase: una manciata di secondi di ripresa, 7, 8 al massimo - poi il servizio si è chiuso! Un attimo ancora di sbigottimento, poi la rabbia mi ha assalito violenta: "...solenne corteo funebre" ??? Qualche carabiniere in divisa di servizio in funzione di sfollagente/fotografi, una trentina di giornalisti che seguono la salma facendo riprese in disordine, una cinquantina di persone che seguono più o meno ordinatamente il feretro portato a spalla, la maggior parte di loro con gli immancabili quanto fastidiosi telefonini alzati per riprendere l'accaduto. Sarebbe questo il "...solenne corteo funebre" ???
Ma andiamo con ordine: in serata di venerdì 15 dicembre, apprendo dall'Ansa che era tornata in Italia la salma della Regina Elena di Savoia. Le spoglie della moglie di Vittorio Emanuele III, penultima Regina d'Italia, erano state trasferite (così recitava il comunicato) da Montpellier, dove era morta nel 1952, al Santuario di Vicoforte, vicino a Mondovì, nel Cuneese. A seguire queste prime quattro righe, l'inchino alla repubblica. Maria Gabriella di Savoia, infatti, esprimeva "profonda gratitudine" al presidente Sergio Mattarella, "che fattivamente propiziò la traslazione della salma", così è scritto! A seguire due righe storiche sul Santuario e la conclusione non meno sorprendente dell'apertura...  non era escluso che nelle settimane a seguire si potessero traslate anche le spoglie di Vittorio Emanuele III, morto in esilio il 28 dicembre 1947 ad Alessandria d'Egitto, e dove da allora riposava.
Letto questo, mi sono buttato sulla rete e sui social per avere ulteriori ragguagli. Quasi immediatamente si sviluppava un forte scambio di opinioni tra monarchici e non monarchici, tra i favorevoli ed i contrari, con punte molto critiche di intolleranza, volgarità e violenza verbale. Discernendo in questo caos ciò che mi poteva interessare, cominciavano a farsi largo in me alcune domande: Cosa pensava il Principe Vittorio Emanuele? Era stato Lui ad architettare questo “trasporto”? Cosa sarebbe successo al rientro del Re suo nonno, ora che il velo della segretezza era stato squarciato? Visto che si era puntato sulla segretezza per evitare intoppi ideologici, perché non si era proceduto a traslare prima la Salma del Re, per farla poi seguire dalla meno "scomoda" Elena, ancora oggi ben ricordata da ampie porzioni della popolazione?
Per fortuna, alla prima domanda, rispose direttamente Sua Altezza Reale il Principe, con un comunicato ufficiale in data 16 dicembre (sabato), dove con parole molto chiare, dichiarava: “Ho appreso, insieme ai membri della mia Casa, con stupore, delle dichiarazioni di mia Sorella la Principessa Maria Gabriella inerenti la traslazione al Santuario di Vicoforte ed a nostra insaputa della Salma di mia Nonna, la Regina Elena. (...)"
Restava da capire cosa sarebbe successo in seguito all'avventatezza d'aver traslato prima del Re (da sempre maggiormente contestato) la Regina Elena...  Ma non c'è stato tempo di pensarci più di tanto, perché già in prima mattinata di domenica 17 dicembre, si spargeva voce che anche le spoglie del Re Imperatore stavano per giungere da un momento all'altro a Vicoforte!!!
Il servizio già citato di Italia 1 quindi, chiudeva per me, 48 ore concitatissime di emozioni, rabbia e disgusto!
Ma è stata la definizione di "...solenne corteo funebre" data la giornalista, che, mi toglieva il velo che mi impediva di vedere e di capire...
Purtroppo, una folta schiera di lacchè di questa repubblica si nasconde anche tra le schiere di noi monarchici italiani. Costoro sono ben nascosti dietro titoli altisonanti e rappresentano sigle d'elite dell'universo monarchico italiano. Ed è chiaro che devono essere stati costoro a influenzare negativamente la Principessa Maria Gabriela consigliandola davvero male.
Si trattava di dribblare il volere di Re Umberto, per non turbare l'odierna repubblica degli orrori, senza inferocire troppo chi è davvero monarchico o ha a cuore la storia del nostro grande Paese: l'Italia. Lo scopo?, mettere fine, una volta per tutte alle insistenze monarchiche e della stessa Casa di Savoia, che vedeva nel Pantheon e solo nel Pantheon il luogo adatto al riposo di tutti i sovrani d'Italia.  
E allora lo "spettacolo" ha previsto di dare in pasto a costoro, un contentino innocuo: Vicoforte, Santuario sicuramente bellissimo e storicamente abbinato alla Casa di Savoia, ma posto ad almeno 700 km di distanza dal Pantheon di Roma. Troppo pericoloso evidentemente piazzare dei simboli di un'Italia sicuramente migliore all'odierna così vicino alla sala dei bottoni repubblicana. Allo stesso tempo niente contestazioni di bassa lega (vedasi centri sociali e antagonisti vari) ma in cambio nessuna istituzione pubblica presente. l'umiliazione di una cerimonia "riservata" ...definita così da "un portavoce".
Insomma per la Regina è rientrata in Italia furtivamente di notte, come una ladra, per saggiare il terreno, rompere il ghiaccio, poi, prima che l'intellighenzia di sinistra potesse organizzarsi, è giunto il nostro Re... senza bissare la vergogna della "segretezza" certo, ma senza poter organizzare una diversa e più consona accoglienza. Le poche immagini disponibili sono sotto gli occhi di tutti. Un squallido funerale in economia, come un normalissimo cittadino. Niente fiori, niente bandiere, neppure una tromba! Un insulto, non solo al Grande Re, ma alla stessa storia d'Italia. Il tutto a pochi giorni dai funerali di Stato svoltisi in Romania in pompa magna, per tumulare Re Michele. Autorità dei massimi livelli statali, affusto di cannone, picchetti d'onore, discorsi, un degna collocazione! Evidentemente, il lustro d'Italia è ormai indietro anche a quello di Romania!
Desidero affermare con forza, che non è questione di essere o non essere monarchici, ma il semplice prendere atto che la storia di un popolo non la si può ridurre ad una edizione a fascicoli, dove si può evitare di acquistare quelli che non ci piacciono. Ormai si dovrebbe aver compreso che senza memoria non vi è futuro. Infatti i risultati attuali di degrado e mancanza di valori (da tutti invocati) non sono dovuti ai pochi che hanno ancora un retaggio culturale alle loro spalle, ma ai più che pensano di doverlo rinnegare questo retaggio, perché sgradito, senza capire che fa parte della nostra stessa personalità, e senza la quale, poco a poco non ci riconosceremo più guardandoci allo specchio!
Un "affare" quello di queste traslazioni, che lascia l'amaro in bocca. Gli stessi strilloni di regime sono rimasti spiazzati, lasciando il posto agli ormai immancabili intellettuali che non sogneresti di vedere quanto in basso sono pronti a spingersi per non dispiacere al Regime! Altro che ventennio fascista!!!
Insomma il cerchiobottismo repubblicano a sostituito i comunisti oltranzisti duri e puri screditati (loro si) dalla stessa storia, con i luogocomunisti. Cioè con quelle persone che non avendo nessuna idea loro propria, brillano della luce riflessa data dai luoghi comuni più beceri e vergognosi, ma sempre d'effetto. In questo ruolo si é distinto magnificamente Enrico Mentana, giornalaio, al secolo definito "mitraglietta", con una dichiarazione che avrebbe lasciato stupito e imbarazzato anche il senatore Sandro Pertini, forse il più acerrimo nemico di Casa Savoia!
Presto mi recherò a pregare su queste tombe, e allora forse riuscirò a sopire la rabbia la vergogna e l'umiliazione d'essere cittadino di questa repubblica. Sarà allora, che davanti alle spoglie del Re Soldato, ritroverò la forza il coraggio e l'orgoglio d'essere italiano!

Alberto Conterio - 18.12.2017

venerdì 3 novembre 2017

Catalogna: dall'ordine conosciuto ad una nuova Era a venire



Catalogna: dall'ordine conosciuto ad una nuova Era a venire
Il processo di disgregazione europea è entrato nella sua fase finale

Le notizie che giungono a tratti concitate dalla Spagna dopo il pronunciamento popolare catalano pro indipendenza, dovrebbero far riflettere, ancora una volta sulla nocività delle istituzioni sovranazionali europee più che focalizzare la nostra attenzione invece, sull’evolversi del fatto in se.
Occorre premettere, che non ci troviamo certo di fronte ad un popolo che chiede giustizia e libertà perché vessato. Al contrario ci troviamo di fronte alla parte della popolazione spagnola che gode del maggior sviluppo e benessere. La popolazione che ha goduto dei più ampi finanziamenti statali per la costruzione e ricostruzione in questi anni delle proprie infrastrutture e servizi.
Facendo un parallelismo tra Catalogna e la nascita in Italia del fenomeno Lega Nord negli anni '80, non possiamo non notare questa incongruenza, che va contro le logiche della storia...


Un popolo lotta contro un sopruso o una ingiustizia che limita il benessere o la libertà delle persone. Normalmente la storia insegna che un popolo non lotta perché è il più opulento o il più sviluppato!
Dunque i catalani come i lombardo veneti, perché dovrebbero lottare per l'indipendenza?  
Come ho scritto in apertura, per avere risposte, occorre guardare all'Unione Europea. L'UE ha una grossa responsabilità in questo "processo" di disgregazione nazionale di cui siamo oggi sconcertati testimoni.
E' un risultato che viene da lontano, tutto orientato a fare del cittadino "nazionale", un individuo senza storia, senza legami con la propria terra, senza identità, senza Patria insomma. Un individuo che si senta "cittadino del mondo"; grottesca quanto ridicola e rivoltante definizione per indicare una persona che non si identifichi in nessun punto di riferimento fisso per operare le sue scelte e le sue decisioni. Persona quindi facilmente orientabile verso punti mobili di interesse, che variano al variare del mercato, della moda, del politicamente corretto se necessario.
Abbiamo abbattuto le frontiere, senza renderci contro di aver abbattuto contemporaneamente in noi la percezione dei limiti, la percezione delle differenze e delle diversità culturali che hanno fatto grande questo continente.
Il Progetto Erasmus ad esempio, che prevede la mobilità degli studenti all'interno dell'UE, non è altro che una colonna di questo progetto. Con il pretesto di fornire agli studenti maggiore conoscenza, si limita di fatto la conoscenza di parti importanti della loro cultura nazionale. E ciò non è un bene, perché per saper comprendere una cultura diversa, devo innanzitutto avere coscienza della mia di cultura! Non dimentichiamo infine, il sempre valido proverbio popolare, che recita: "chi di spada ferisce, di spada perisce". E non ci sono dubbi che la Spagna, con il resto dell'Europa e della Nato (il gregge che si muove dietro alla coda padrone, gli Stati Uniti d'America) abbia approvato e riconosciuto a suo tempo la dichiarazione di indipendenza unilaterale del Kosovo dalla Serbia, addirittura in pregio alla legge internazionale e al consiglio di sicurezza dell'ONU, che invitava ad essere cauti. Il Presidente Putin prendendo atto di questa insensatezza ebbe parole profetiche al riguardo: "il Kosovo vi si ritorcerà contro..." dichiarò. Quanto aveva ragione! Nel Febbraio del 2008, venne di fatto aperto il vaso di Pandora, e ufficialmente iniziò una nuova era. La disgregazione dell'Europa ebbe inizio.
Ora possiamo anche immaginare che tutto si possa risolvere con la repressione e con qualche disordinata quanto poco convinta condanna (del giorno dopo) del Parlamento europeo o di qualche "pezzo grosso" della politica comunitaria: ma la strada è segnata. Le persone private dei valori sacri del patriottismo, restano succubi di questi giochi di prestigio allestiti contro se stessi e il loro benessere dagli interessi della finanza e delle multinazionali. Riflettiamo: il Presidente Catalano Puigdemont, per sfuggire alla giustizia spagnola ha forse preso un volo per la Corea del Nord? Nossignore, si è recato a Bruxelles… sarà un caso?
Mettendo fine oggi agli intrallazzi europei che mirano a destabilizzare le Nazioni in favore dell’Impero globalizzato, servirebbero venti o trent'anni di nuovo acculturamento ai vecchi ed intramontabili valori nazionali per sopire queste pulsioni secessioniste.
Ma chi è in grado di invertire questo processo?
Intanto dalla Scozia fanno sapere di essere nuovamente in moto per ottenere l'indipendenza e poi i fiamminghi in Belgio. Anche il Galles, da sempre fedele alla Corona d'Inghilterra appare irrequieto. Possiamo immaginare che gli alto Atesini in Italia non prenderanno la pala al balzo? Il Lombardo Veneto si accontenterà del referendum per l'autonomia? ...e la Sardegna? …per citare i maggiori esponenti di questo nuovo corso storico; di questa nuova era.
A chi può giovare ciò? La finanza, la globalizzazione dei mercati, lo sfruttamento della manodopera e delle popolazioni future, avevano ancora un ostacolo nonostante tutto. Un ostacolo che proprio negli ultimi anni s’è fatto più fastidioso: Gli stati nazionali e sovrani! Gli esempi in Europa non mancano, la Gran Bretagna ha recentemente rimarcato la sua sovranità dal resto dell’Unione, e poi l’Ungheria di Orban, gelosa della sua cultura e delle sue particolarità. Lo spezzettamento degli Stati quindi, è visto come arma finale al conseguimento dello status necessario al business continuo e senza rischi: Il caos generale, l'instabilità, l'insicurezza, la debolezza delle istituzioni, la mancanza di politiche nazionali di un certo peso e valore, volte a garantire i popoli dai soprusi e dalle violenze dei più forti!  Ci stiamo incamminando verso un nuovo medioevo dove il Signorotto locale tornerà ad avere il potere. Un potere che grazie ad un lungo e sanguinoso cammino era passato al popolo garantito dagli Stati nazione.
Per concludere, non credo che basterà più il discorso di un Sovrano, per quanto sensato e corretto, e non credo che basteranno politici onesti e preparati, così come non credo che basterà infine, un dissenso popolare di sottofondo, operante nel contesto delle regole e delle leggi che ci siamo dati, perché sono leggi a geometria variabile, tanto dure e repressive con i deboli, quanto accomodanti con i potenti. Nel frattempo, il fronte mediatico, mentre tace sulle irregolarità ed illegalità del voto catalano, così come tace sulle manifestazioni oceaniche a favore della Spagna unità, insiste nel dar fiato alle dichiarazioni dei portavoce catalani, che definiscono il governo centrale "fascista e franchista"! A quale padrone rispondono questi mentitori seriali?

03.11.2017 - Alberto Conterio

martedì 18 luglio 2017

Opinioni Monarchiche: Italia: la misura è colma

Opinioni Monarchiche: Italia: la misura è colma: Italia: la misura è colma Sondaggi truccati e tensioni sociali, analisi della politica possibile Fare l’analisi della situazione ...

Italia: la misura è colma



Italia: la misura è colma
Sondaggi truccati e tensioni sociali, analisi della politica possibile

Fare l’analisi della situazione politica interna italiana non è facile mai. Negli ultimi mesi però, il quadro generale si è parecchio semplificato. E’ diventato ormai evidente a tutti, che il Partito Democratico e in generale tutte le forze appartenenti all’establishment che detengono il potere e l'attuale status quo, abbiamo cominciato a comprendere - soprattutto dopo gli ultimi negativi risultati elettorali alle amministrative - che l'eventuale prossimo voto politico, varrebbe per loro la sicura estromissione dal governo del Paese. Così, in modo strisciante, tra una battuta ed un’altra, è cominciata un’opera di riposizionamento nella speranza di ingannare ancora una parte dell'elettorato. Questo aggiustamento, avviato dall’ex presidente Renzi, si basa per ora, sulla goffa mutuazione del programma politico della Lega di Salvini. Renzi, bugiardo seriale acclarato, è arrivato infatti ad affermare che gli immigrati devono essere aiutati a casa loro e che il nostro Paese non può farsi carico di tutte le persone che continuano a giungere dal mare. 


Ma non è tutto, infatti, all'interno della compagine governativa, i trattati europei ed in particolare il Fiscal Compact, sono ormai chiaramente criticati. Si pensi che, questo scellerato provvedimento, era stato presentato e voluto fermamente da questi stessi signori solo alcuni anni fa, come la panacea a tutti i nostri problemi, di debito pubblico, di bilancio e di economia.
E' chiaramente un atteggiamento grottesco, dettato dal panico: pare infatti che gli ultimi sondaggi siano per queste forze politiche particolarmente impietosi. I risultati, valuterebbero che la somma di tutte le forze europeiste, liberiste e mondialiste, da Sinistra italiana, al PD, passando per i vari detriti lasciati dalla “salita” in politica di Monti, per giungere ai prefissi telefonici di Casini e Alfano, e poi oltre ancora a comprendere addirittura Forza Italia, non sarebbero sufficienti a raggiungere la maggioranza in Parlamento.
Ma la situazione è ancora peggiore di quanto è fatta trapelare dai mas media di regime: pare infatti che i sondaggi, siano anche truccati. Nella realtà dei numeri, il Movimento 5 Stelle starebbe ben 5 punti percentuali davanti al PD, che viene valutato dagli stessi meno di quanto oggi gli è attribuito di facciata.
Stesso criterio "interpretativo" per quanto riguarda la Lega di Salvini e Forza Italia. Ufficialmente le due forze risulterebbero in parità, mentre la realtà, vedrebbe una sensibile differenza in favore della Lega Nord.
Alla luce di ciò, e ricordando quanto avevamo già scritto ad inizio anno, facendo una analisi del dopo voto al Referendum del 4 dicembre scorso, la suddivisione dell’arco politico in Italia, non vede più la diarchia destra/sinistra, ma conferma invece una suddivisione più trasversale al vecchio schema, tra chi è pro o contro la globalizzazione dell'economia. Ciò implica, che Berlusconi si colloca politicamente ormai più lontano dal duo Salvini - Meloni, che dal PD di Renzi.
Ciò vuol dire, che se si votasse a breve, l'unico governo che potrebbe avere la fiducia in Parlamento, dovrebbe o potrebbe essere formato soltanto dal M5S e i movimenti definiti sovranisti o nazionalisti: Lega Nord e Fratelli d'Italia di Giorgia Meloni! Queste forze tra loro non sono certo omogenee e sovrapponibili, ma i loro programmi prevedono una serie di punti di contatto importanti, che agirebbero da catalizzatori per un governo a termine, di emergenza o di salvezza nazionale!
Berlusconi e Forza Italia secondo la nostra opinione hanno davvero esaurito ogni possibilità di poter dare un contributo positivo, soprattutto alla luce dell’ultima proposta: quale candidato unitario per il centro destra, l’anziano leader ha designato la persona di Sergio Marchionne.
Ma davvero Berlusconi crede che Marchionne possa salvare l’Italia?
Ricordiamo che l’Amministratore Delegato di Fiat Chrysler Automobiles, dopo aver usufruito di ingentissime somme di denaro prelevate ai contribuenti italiani, ha pensato vantaggioso per lui e per l’azienda privata che rappresenta e dirige, trasferire all’estero la sede, pagando le tasse in Olanda!
L'interessato peraltro, ha già risposto negativamente, mettendo fine alla barzelletta, ed in evidenza se ancore ve ne fosse bisogno, l'enorme distanza esistente ormai tra Berlusconi appunto, e il Paese reale oggi!
Seguendo l’analisi fin qui tracciata, è doveroso e necessario scrivere che il prossimo governo italiano (democraticamente eletto) sarà quindi sicuramente formato da forze avverse al sistema attuale. Potrà essere un governo di coalizione come scritto poc'anzi, oppure essere un governo tutto M5S operante con l'aiuto esterno di Lega e Fratelli d'Italia sui provvedimenti o le riforme ritenute indispensabili alla sopravvivenza della Nazione.
In ogni caso, se dovessero tenere fede al loro programma politico (in antitesi al sistema) avranno di fronte sfide ardue e durissime. Il loro avversario mortale, e le loro principali preoccupazioni, non verranno certo dal PD di Renzi, ma dall’intero establishment europeo e/o mondialista. Qualche avvisaglia di ciò si può cogliere quotidianamente dalle notizie che giungono dal Regno Unito. I tentativi, le minacce e intimidazioni quotidiane per far deragliare i propositi del governo di Teresa May che si muove legittimato da un regolare voto popolare, sono tanto evidenti quanto preoccupanti.
Preoccupanti perché, l’ipotesi che il prossimo governo italiano, forte del mandato popolare per spazzare via il liquame neo-liberista al comando, possa cadere nella tentazione di facilitarsi la permanenza a Palazzo Chigi, scendendo a patti, ammorbidendo le posizioni, o peggio proseguendo sul solco obbligato, tracciato da Bruxelles, potrebbe portare ad un pericoloso innalzamento delle tensione sociali.   
E qui è opportuno citare altri due sondaggi, che sono stati effettuati senza troppa pubblicità, uno a livello europeo ed uno in Italia. I risultati sono a dir poco scioccanti! Il primo, effettuato sui giovani di tutta Europa, stabilisce che oltre il 50% di essi non ritiene più la democrazia, il miglior sistema per risolvere i problemi sentiti dalla gente. Il secondo, ancora peggio, ha stabilito che in Italia il 70% degli intervistati auspica ed appoggerebbe un golpe militare che si riappropri della sovranità perdute, per traghettare l'Italia a nuove elezioni politiche. Insomma la misura è colma!
Per concludere, diventa chiaro che di fronte a questi scenari, il compito del prossimo governo Italiano, non solo è difficile, ma è anche obbligato. Se qualche cosa di poco chiaro, dovesse turbare il lavoro per il quale otterrà il mandato popolare, le elezioni che ci accingiamo a svolgere, potrebbero davvero essere le ultime.

18.07.2017 - Alberto Conterio